L’Era della Comunicazione, unitamente al concetto di Villaggio Globale, viene frequentemente propagandata come il punto più alto della diffusione delle informazioni, offrendo un accesso senza precedenti a una vasta gamma di conoscenze. A differenza dei nostri predecessori, che vivevano in un contesto caratterizzato da una limitata disponibilità di informazioni, noi abbiamo una abbondanza di dati facilmente accessibili.
Tuttavia, anche in epoche precedenti all’avvento dei computer e di Internet, era noto il paradosso “troppe informazioni uguale zero informazioni”. L’eccessiva quantità di dati disponibili può ostacolare la nostra capacità di individuare le informazioni pertinenti, generando un senso di sopraffazione e paralisi decisionale, in particolare quando si tratta di prendere decisioni importanti. Questo sovraccarico informativo può indurre frustrazione e avere effetti negativi sulle nostre capacità cognitive, influenzando il nostro modo di pensare, di apprendere e di percepire la realtà.
Il fattore “velocità” aggrava ulteriormente questo paradosso. Pur essendoci abituati ad avere a che fare con moltissime informazioni, spesso non ci rendiamo conto di come la loro velocità di diffusione influenzi il nostro rapporto con esse. Nonostante i computer superino le nostre capacità in determinate attività, la velocità stessa può rappresentare un ostacolo e persino un fattore di blocco. Chiunque abbia effettuato una ricerca su Internet è consapevole che i risultati ottenuti sono spesso di gran lunga superiori alla nostra capacità di elaborarli.
La rivoluzione informatica, che ha radicalmente trasformato anche il settore della comunicazione, ha reso disponibile un’immensa quantità di informazioni e in tempi sempre più rapidi. I principali siti di notizie vengono costantemente aggiornati con contenuti in “tempo reale” e, talvolta, presentano cronologie che illustrano l’evoluzione di un evento significativo minuto per minuto. La velocità di diffusione delle notizie è considerata essenziale per mantenere l’attenzione e l’interesse degli utenti. Un dato rilevante che si può dedurre dai report dei server è il tempo medio di permanenza di un utente su una specifica pagina web. Una maggiore permanenza sulla pagina corrisponde a una maggiore esposizione alla pubblicità.
Quando le informazioni vengono trasmesse a velocità inferiori, la loro gestione rimane fattibile, entro determinati limiti. Tuttavia, con l’aumento della velocità, ci troviamo immersi in una sorta di vortice temporale, costantemente bombardati da un flusso incessante di nuove informazioni. Questo fenomeno può rendere immediatamente obsolete le informazioni appena acquisite.
La velocità esercita inoltre un impatto significativo quando ci troviamo davanti a delle contraddizioni. L’analisi di dati contraddittori trasmessi rapidamente risulta pressoché impossibile. Siamo facilmente influenzati dai primi dati che riceviamo, corretti o errati che siano, semplicemente perché raggiungono per primi il nostro cervello. La velocità rappresenta un ostacolo significativo per il fact checking (verifica dei fatti), un processo che richiede tempo per distinguere le informazioni utili da quelle prive di valore.
Un ulteriore effetto negativo è l’influenza che la velocità esercita sul nostro processo decisionale, inducendoci a passare da un approccio riflessivo a uno reattivo. In assenza di tempo sufficiente per un’elaborazione razionale, è probabile che prevalga una risposta istintiva. Sebbene tale reazione possa risultare appropriata in situazioni di emergenza, come l’improvvisa necessità di frenare per evitare un pedone, non rappresenta necessariamente la soluzione ottimale in contesti differenti. Il funzionamento del cervello umano, infatti, è più complesso di un algoritmo di Intelligenza Artificiale e processa le informazioni a velocità variabili. Anche se siamo in grado di leggere rapidamente un testo, il processo di comprensione, verifica e memorizzazione richiede un tempo superiore a quello impiegato dal sistema informatico che lo ha presentato.
Viviamo in un’epoca caratterizzata da un flusso incessante e rapido di una quantità considerevole di informazioni, una parte delle quali risulta spazzatura, rendendo sempre più arduo il loro efficace trattamento. La reazione spontanea sarebbe quella di disconnettersi e dedicarsi ad attività più gratificanti piuttosto che seguire ininterrottamente lo scorrere infinito delle notizie su uno schermo. Tale scelta può essere accettabile per individui con scarso interesse a coltivare relazioni interpersonali o a contribuire al cambiamento sociale. In altri casi, è possibile adottare strategie individuali e collettive per mitigare i danni derivanti dall’eccessiva velocità del flusso informativo.
Si può dedicare maggiore tempo alla lettura, preferibilmente su supporti cartacei, libri e articoli di approfondimento sugli argomenti di interesse, resistendo alla tentazione di effettuare immediate ricerche su Internet in seguito a una curiosità suscitata dalla lettura.
È possibile, per uno o più giorni alla settimana, astenersi dal controllo della posta elettronica, dalla consultazione dei siti di notizie abituali, dall’accesso ai social media frequentati e dalla disattivazione delle notifiche del telefonino. Sebbene si tratti di un’impresa complessa e impegnativa, è fattibile ridurre significativamente il numero di fonti informative utilizzate. Considerata l’impossibilità di leggere tutto, andrebbero privilegiate fonti trasparenti, che correggono pubblicamente eventuali errori, che danno priorità all’approfondimento rispetto alle “ultime notizie” e che verificano le informazioni prima della pubblicazione.
In presenza di un argomento di rilevanza ma controverso, è opportuno dedicare tempo all’approfondimento, in modo metodico e sistematico, delle posizioni che non risultano immediatamente convincenti, al fine di evitare di trovarsi in una situazione di indecisione tra alternative non chiaramente definibili.
Uno dei miti più diffusi e persistenti nell’era digitale è quello del “multitasking”, ovvero la presunta capacità di svolgere più attività contemporaneamente. Nel contesto dell’informazione, tuttavia, è fondamentale concentrare l’attenzione su una singola fonte alla volta. Pertanto, è sconsigliabile di tenere accesa la televisione o ascoltare un podcast mentre si legge.
Ancora più complesso, ma altrettanto rilevante, sarebbe creare ambienti collettivi che favoriscano la circolazione lenta delle informazioni. Come sarebbe utile creare gruppi di discussione focalizzati sull’approfondimento e sull’analisi di specifici temi, piuttosto che sullo scambio compulsivo di link, meme e commenti alle ultime notizie.
Analogamente, sarebbe necessario sviluppare reti che consentano di costruire processi di “verifica dei fatti” collettivi, non esclusivamente dipendenti dai siti ufficiali, al fine di superare i limiti individuali e di formare una sorta di “intelligenza collettiva” per evitare di annegare nel mare in tempesta delle informazioni.
Pepsy