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Recensioni di cadaveri dell’informazione

I tempi cambiano. Forse

In the Tarot the “Fool” is the only card of the 22 Major Arcana that is not numbered, on rare occasions it has been attributed the number zero. Its value is usually the lowest in the deck except in games that are based on the “Trump cards” in which it assumes the highest value ever.

Ancora alla fine del secolo scorso esisteva nel Codice Penale italiano un articolo (art. 297) che puniva “Chiunque nel territorio dello Stato offende l’onore o il prestigio del Capo di uno Stato estero” con “la reclusione da uno a tre anni”. Era uno dei tanti delitti ereditati direttamente dal regime fascista che evidentemente aveva paura anche delle barzellette che circolavano sui capi di stato stranieri.
Per la fortuna di tutti, anche se con estremo ritardo (l’abolizione risale al 1999), questo genere di offese non sono più punibili. Anche perché con tutto quello che, negli ultimi mesi, è stato detto e scritto sull’inquilino della Casa Bianca, i Tribunali sarebbero ormai paralizzati dai procedimenti giudiziari collegati a quel reato e le carceri più piene di quello che già sono.
Va comunque notato che, negli ultimi anni, non è la prima volta che personaggi pubblici che occupano posizioni di potere vengono sospettati di essere affetti da un qualche tipo di disturbo mentale più o meno grave. Per questa ragione, alcune delle cose scritte di seguito valgono non solo per la persona citata sopra.
La maggior parte di queste opinioni offensive, come è facile constatare, tende a sottolineare le condizioni psichiche di una persona che, senza fare necessariamente riferimento alle definizioni contenute nei trattati di psichiatria copiati a man bassa, viene considerata un “matto”.
Da notare che probabilmente è la prima volta che giudizi del genere vengono condivisi sia dai semi-analfabeti che popolano i “social” che dai fini intellettuali che riscaldano le poltrone delle TV.
Qualcuno però dovrebbe, prima o poi, anche rendersi conto che – tralasciando lo storico e più serio dibattito sulle “malattie mentali” – se davvero il Presidente degli USA avesse problemi di quel genere ne deriverebbero almeno due conseguenze principali, una delle quali però viene quasi poco o per nulla evidenziata.
La prima è che siamo tutti in pericolo, perché se una persona disturbata mentalmente gira nella Metropolitana impugnando un coltello i danni che potrebbe causare saranno limitati al suo raggio di azione e infinitamente minori di quelli che potrebbe provocare un Capo di Stato nel pieno dell’esercizio delle sue funzioni. Come dimostrano gli avvenimenti che stanno accadendo.
La seconda conseguenza è che, se le condizioni mentali del soggetto fossero davvero quelle che moltissime persone gli attribuiscono, saremmo davanti a qualcuno che è, come suol dirsi, “incapace di intendere” e quindi – per definizione – non colpevole per le sue azioni, per quanto terribili possano essere.
Per questo chiedersi se “ci è o ci fa” resta solo una classica battuta.
Lo sforzo delle persone appassionate che provano a etichettare la patologia (o le patologie) ascrivibili al Presidente degli USA diventa, in pratica, solo un tentativo di spiegare la ragione (o le ragioni) del suo bizzarro comportamento, cosa che serve davvero a poco. La questione reale, che prescinde da una diagnosi psichiatrica più o meno corretta, è la quantità di potere che oggi si può accentrare in una sola persona e l’esistenza o meno di meccanismi in grado di evitare che questo porti a disastri epocali.
Sembrerebbe quasi come se, in questo periodo storico, fossimo tornati ai tempi del cosiddetto “assolutismo” o, almeno, di una sua variante che potrebbe essere chiamata “assolutismo democratico”. Anche se la persona in oggetto fa continuamente riferimento a una divinità che – in qualche modo – sarebbe se non sopra almeno alle spalle delle proprie azioni. Una sorta di “diritto divino del XXI Secolo”, riveduto e corretto e, soprattutto, molto adatto a essere diffuso attraverso i mezzi di comunicazione di massa e con la complicità della cosiddetta “Intelligenza Artificiale”. Tralasciamo, sebbene affascinante, di riflettere sulle implicazioni collegate al possibile corto circuito che si verifica nel rapporto tra una supposta intelligenza e una persona che sembra averne un estremo bisogno.
Il diritto di vita e di morte che esercitano ancora oggi i potenti, sia in modo apparentemente soggettivo che tramite l’azione dei loro Governi è sotto gli occhi di chiunque sia in grado di ragionare con la propria testa. I colpevoli delle continue stragi di persone indifese non sono solo gli eserciti ma anche i politici che approvano provvedimenti che facilitano le morti in mare, che affamano intere popolazioni, che consentono agli algoritmi matematici di decidere chi può vivere e chi deve morire.
Al pari di tutte le altre persone, anche i “matti” non sono tutti uguali, un conto sono quelli che siedono ai vertici del potere, altri quelli che popolano le barzellette perché si credono Napoleone. I primi sono l’incarnazione di quanto di peggio possa produrre il genere umano, sono la dimostrazione che la distruzione del potere è un obiettivo essenziale se vogliamo provare a costruire una società migliore di quella nella quale stiamo vivendo. Sono la dimostrazione che non sono mai esistiti, che non esistono e che mai esisteranno poteri “buoni” come diceva il poeta.
Mettere sullo stesso piano il Presidente di una grande potenza mondiale e una persona che soffre di un disturbo della psiche è, lo scriviamo per ultimo ma lo mettiamo al primo posto, un’estrema forma di offesa verso chi di solito soffre e non è nemmeno in grado di difendersi. Vale a dire che è quasi sempre una vittima, mentre l’altro, “matto” o meno che sia è sicuramente un carnefice.

Pepsy

Materiale didattico

Se qualcun si fosse mai chiesto da dove le persone che hanno il potere tirino fuori le loro idee io ne ho una. Tratta dal mio archivio di giochi & passatempo.

Scatola del gioco da tavolo "Petrol war"

Nel caso qualcun avesse dei dubbi. ecco un ingrandimento del testo della presentazione del gioco.

Descrizione del gioco da tavolo "Petrol war"

Per completare una pagina tratta dal manuale di gioco con l’elenco del contenuto della scatola.

Pagina del manuale del gioco da tavolo "Petrol war"

E, la “chicca finale”, oltre che la ragione principale del mio acquisto, ovvero i segnalini in metallo pressofuso. Altro che i miserevoli carrarmatini di plastica del “Risiko”.

Per la cronaca, al gioco ho assegnato il voto di 2/10.

DISERTIAMO TUTTE LE GUERRE

Sandokan, questa (non) è una recensione

Ho visto la serie Sandokan andata in onda da poco ma questa non è una recensione.

Non è una recensione perché il Ciclo salgariano dei Pirati della Malesia è stato tra le mie prime letture, tra le elementari e le medie e quindi se esistesse un imprinting anche nel campo dei libri ne sono stato sicuramente vittima. Ho visto anche il Sandokan del 1976 ma ero più grande e già leggevo altri libri. Ho poi visto, nel corso degli anni, alcuni dei film che hanno portato sullo schermo lo stesso personaggio ma solo perché mi piace il cinema. Ho letto anche “Ritornano le tigri della Malesia” (2011) che ritengo tra i libri meno riusciti di uno scrittore che invece mi piace tanto da non citarlo in questa occasione.

Contrariamente all’ossessione che ho per i rifacimenti de “Il Conte di Montecristo” vedere una trama che ha solo in parte a che fare con la saga di Sandokan non mi ha mai sconvolto più di tanto, forse perché non ritengo che quei libri siano dei capolavori letterari anche se hanno venduto molto di più di alcuni di quelli dei più osannati scrittori e scrittici attuali e hanno una qualità non peggiore. O forse si tratta solo di una sorta di nostalgia infantile mescolata al fatto che Salgari ha scritto 85 romanzi e chissà quanti racconti e che esistono anche un certo numero di apocrifi a sua firma, cosa che lo colloca in una posizione unica tra gli scrittori italiani di sempre. Per cui, per quanto possano essere bravi e creativi i soggettisti del XXI secolo non ce la possono proprio fare ad avvicinarsi o scalfire le trame originali.

Nel primo rigo ho scritto una bugia:

  •  usare la sigla del Sandokan del 1976 è stata un modo puerile per scansare la prima – inevitabile – critica, non farla sentire per intero (almeno una volta) una piccineria;
  • l’americanizzazione, o come si vuole chiamare, delle serie tv è fin troppo evidente nella trama, vedi la morte della Dayak Sani alla fine;
  • le scene di azione sono state alquanto “mosce” (perdonate il napoletanismo) e il montaggio non ha aiutato;
  • su attori, attrici e recitazione mi avvalgo della facoltà di non rispondere;
  • visto che personaggi e trame sono stati ampiamente cambiati rispetto ai libri, viene da chiedersi perché sono stati invece mantenuti alcuni minimi particolari superflui;
  • scambiare le linee di una mano non basta a fare gli originali;
  • Marianna è napoletana anche se ci hanno girato intorno con due indizi;
  • ho visto con piacere un prodotto non particolarmente bello e vedrò con piacere anche un seguito, un prequel o uno spin-off.

– Olà! Bell’uomo!
– Milord!
– Al diavolo i milord.
– Sir!…
– All’inferno i sir.
– Mastro!…
– Che ti colga il crampo.
– Monsieur?… Señor!…
– Appiccati. Che pranzo è questo?
– Cinese, señor, cinese come la trattoria.
– E tu vuoi farmi mangiare alla cinese! Cosa sono queste bestioline che si
muovono?
– Gamberi del Sarawak ubriacati.
– Vivi?
– Pescati mezz’ora fa, milord.
– E tu vuoi ch’io mangi i gamberi vivi? Corpo d’un cannone!
– Cucina cinese, monsieur.
– E questo arrosto?
– Cane giovane, señor.
– Che cosa? – Cane giovane.
– Corpo d’una spingarda! E tu vuoi che io mangi del cane? E questo
stufato?
– È gatto, señor.
– Tuoni e fulmini! Un gatto!
– Un boccone da mandarino, sir.
– E questa frittura?
– Topi fritti nel burro.
– Cane d’un cinese! Tu vuoi farmi crepare!
– Cucina cinese, señor.
– Cucina infernale, vuoi dire. Corpo d’un cannone! Gamberi ubriachi,
frittura di topi, cane arrosto e gatto in stufato per pranzo! Se mio fratello
fosse qui riderebbe tanto da scoppiare. Orsù, non bisogna essere schifiltosi.
Se i cinesi mangiano questa roba, può mangiarla anche un bianco. Animo,
portoghese mio!

(da “I Pirati della Malesia”)