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La scienza delle soluzioni immaginarie

Madamina il catalogo è questo

L’articolo pubblicato il 5 giugno 2022 sul “Corriere della Sera” e tutto quello che poi è seguito meriterebbe una attenta e seria analisi in quanto presenta molti spunti interessanti per chi si interessa di informazione, comunicazione e libertà di parola.

Quello che segue è invece solo il frutto di una mezza idea post-prandiale.

Le azioni degli esseri umani hanno sempre una motivazione, se si escludono i riflessi automatici anche comportamenti apparentemente inspiegabili possono essere spiegati, magari ricorrendo a particolari categorie: un gesto dettato dalla follia, dall’ignoranza, dalla vendetta, eccetera.

Visto che una motivazione ci deve essere ci si chiede perché qualcuno abbia fornito alle giornaliste del CdS quel testo. Partiamo ovviamente dal presupposto, che riteniamo ragionevolmente vero, che qualcuno abbia fornito un testo e non che questo sia stato inventato di sana pianta da chi ha firmato l’articolo.

Alcune premesse necessarie:

– per “testo” si intende lo scritto che è stato utilizzato per scrivere l’articolo sul “Corriere della Sera” e NON l’articolo stesso.

– le varie motivazioni elencate sono state scritte di seguito ma poi sono state numerate e sottoposte a un “sorteggio” che ha definito l’ordine con il quale compaiono. Questo per dire che non c’è una particolare ragione, a parte il caso, per cui una motivazione compaia prima o dopo un’altra.

– ribadiamo che la veridicità delle affermazioni contenute nel testo, il ruolo delle persone citate e tutto il resto non ci interessano.

– questa lista non ha la pretesa di essere esaustiva per cui potrebbero esservi aggiunte altre motivazioni.

– dovrebbe essere ovvio (ma non si sa mai…) che alcune delle motivazioni elencate potrebbero combinarsi tra di loro in quanto ci può essere più di una ragione per fare una cosa.

– si potrebbe seguire lo stesso esercizio per provare a elencare le motivazioni che in seguito hanno portato alla desecretazione del testo.

– non abbiamo (ancora) letto il testo desecretato.

Ecco quindi “la lista”:

Il testo l’ha fornito uno o una al fine di lanciare un avvertimento alle persone elencate nella lista: state attente, vi teniamo d’occhio!

Il testo l’ha fornito uno o una che in cambio ha avuto un corrispettivo economico o che se ne aspetta uno in futuro.

Il testo l’ha fornito uno o una per uno studio sul funzionamento della comunicazione in Italia in tempo di guerra.

Il testo l’ha fornito uno o una che aveva un particolare interesse a far diventar famoso una delle persone elencate nella lista.

Il testo l’ha fornito uno o una che non approvava il contenuto e/o le motivazioni del testo, al fine di rendere pubblico un documento segreto.

Il testo l’ha fornito uno o una al fine di lanciare un avvertimento alle persone elencate nella lista e a tutti quelli che hanno espresso o potrebbero esprimere posizioni simili: state attente, vi teniamo d’occhio!

Il testo l’ha fornito uno o una che voleva far colpo su una o tutte e due le giornaliste.

Il testo l’ha fornito uno o una a fini di disinformazione: costruire una copertura per un* agente doppi*.

Il testo l’ha fornito uno o una per mettere in imbarazzo i servizi, il Governo e/o qualche partito o esponente politico.

Il testo l’ha fornito uno o una per qualche non meglio conosciuta ragione sentimentale. Ah, l’amour!

Il testo l’ha fornito uno o una nell’ambito delle iniziative di propaganda di guerra delle autorità italiane.

Il testo l’ha fornito uno o una a fini di disinformazione: far credere ad altri servizi segreti che sia questo il livello di quelli italiani.

Il testo l’ha fornito uno o una nell’ambito di una faida interna ai servizi segreti.

Il testo l’ha fornito uno o una che approvava il contenuto e/o le motivazioni del testo, al fine di renderlo pubblico per dargli maggior risonanza.

Il testo l’ha fornito uno o una a fini di disinformazione: far sapere ai servizi segreti russi che le loro “spie” sono state scoperte.

Il testo l’ha fornito uno o una per far venire allo scoperto altre persone che la pensano come quelle inserite nella lista.

Il testo l’ha fornito uno o una per mettere in imbarazzo il “Corriere della Sera” e/o una o tutte e due le giornaliste.

[segue?]

 

 

 

 

Chi controlla i controllori

Plot per un racconto di fantascienza ancora da scrivere.

In una società immaginaria, abbastanza simile a quella nella quale viviamo, è in atto una pandemia e i governi hanno decretato che per circolare liberamente è necessario dotarsi di un lasciapassare che viene rilasciato solo a coloro che sono stati vaccinati o che, da un controllo fatto nelle ultime 48 ore, risultino negativi al virus che impesta il mondo.

Gli addetti e le addette al controllo devono, in ottemperanza alle norme, a loro volta essere quotidianamente controllati da “controllori di secondo livello” che a loro volta devono essere quotidianamente controllati da “controllori di terzo livello”… e così via… in una catena senza fine.

Riuscirà il/la protagonista a scoprire chi/cosa si nasconde dietro i “controllori di ultimo livello”?

 

 

Note a proposito del “Comunicato 24/03/2021. Bida 3 anni dopo”

Quelle che seguono sono alcune riflessioni fatte dopo aver letto il Comunicato scritto dal collettivo che gestisce l’istanza mastodon.bida.im

Ho partecipato al videoincontro del 9 aprile 2021 e sono anche intervenuto ma, per non rubare troppo spazio agli altri interventi, non ho detto tutto quello che avrei voluto dire. Rimedio, almeno in parte, con quello che segue. Si tratta di appunti, appena corretti per pubblicarli qui sopra e quindi ci sono ripetizioni, periodi oscuri e tutto il resto.

Prima di tutto ribadisco la mia stima al gruppo che gestisce l’istanza, alcune e alcuni dei quali conosco di persona e li rigrazio per il lavoro che fanno. Quindi le mie critiche, anche quelle che potrebbero sembrare cattive, devono essere intese come un contributo ben più che amichevole.

Quelli che seguono sono poco più che appunti presi leggendo il Comunicato già citato e vanno letti seguendo proprio l’ordine di quel testo che non riporto per non appesantire la lettura.

Il testo del Comunicato si trova qui.

Gli obiettivi che si era dato il collettivo bida aprendo l’istanza mastodon nel 2018 erano abbastanza chiari, pienamente condivisibili ma alcuni di essi erano alquanto difficili da realizzare. Non conosco le aspettative che si avessero all’inizio ma attaccare FB era, ed è ancora, davvero un bersaglio fuori portata e quindi destinato già in partenza a non essere raggiunto e probabilmente nemmeno sfiorato. Questo non significa che sarebbe stato meglio ripiegare su un obiettivo più a portata di mano ma piuttosto che, volendo fare un bilancio del progetto, si deve tener conto dell’impossibilità di raggiungere uno dei principali obiettivi iniziali.

Usare esclusivamente uno strumento digitale per spingere i compagni e le compagne a uscire da FB sarà sempre un tentativo destinato al fallimento e alla conseguente frustrazione. Per avere qualche speranza di vedere quel momento ci vorrebbero, oltre che delle alternative digitali, anche e soprattutto degli ampi movimenti reali in piazza, che in questi ultimi anni, per non dire poi in questi ultimi tredici mesi, non si vedono nemmeno all’orizzonte. Purtroppo.

Trovo molto importante e centrale il passaggio del Comunicato nel quale viene ricordato che alcune delle dinamiche che vengono considerate nocive sui “social” (e quindi sull’istanza) esistono anche nei gruppi di esseri umani che si relazionano nella vita reale. Mi discosto dalla vostra posizione solo perché ritengo che non siano “alcune” delle dinamiche a essere presenti anche nella vita reale ma “quasi tutte”. Non è una differenza da poco ma è comunque un buon punto di partenza. Quello che forse è mancato in questi 3 anni è stato un maggiore impegno a diffondere considerazioni di questo tipo per evitare le perdite di tempo in discussioni che non partissero da questo tipo di condivisioni di base.

Non credo che il fatto che l’istanza non sia diventata una risorsa “locale” sia una “contraddizione”, piuttosto la vedo come una piccola ingenuità: aprire un servizio in Rete con l’idea di farne qualcosa di “locale” e aprilo per primi significa necessariamente fare i conti con una sorta di “diritto alla primogenitura”. Se invece che bida fosse sata aperta per prima nebbia o cisti sarebbe stata una di esse a doversi sobbarcare questo peso. Continuo a pensare, mi sembra di ricordare che se ne discusse all’Hackmeeting di Firenze, che nulla vieta di “chiudere” l’istanza arrivati a un certo numero di utenti, forzando in questo modo i nuovi arrivati a scegliere un’altra istanza e risolvendo anche, almeno parzialmente, anche alcuni dei problemi legati agli account spam.

Riguardo al punto del Comunicato nel quale viene elencato cosa è andato bene e cosa male, trovo che manchi alla fine una sorta di “bilancio” finale, qualcosa che faccia capire da che parte vede pendere la bilancia il collettivo che gestisce l’istanza. Trovo che questo sia importante anche per far capire in modo immediato agli utenti se le idee che hanno loro su come vanno le cose sono condivise o meno da chi gestisce l’istanza.

Da parte mia, ma devo averlo già scritto e detto altre volte, propendo per un bilancio positivo. Sopra ho chiarito cosa penso degli obiettivi irraggiungibili, qui ricordo che in tre anni sono nate (almeno) altre due istanze, che è stato auto-organizzato un “campo”, che sono nati gruppi di discussione su matrix, solo per citare le cose concrete delle quali ho diretta conoscenza. E per una storia di 3 anni, dei quali più di uno alquanto anomalo, non mi sembra davvero poco.

Non dimentico certo gli aspetti negativi, ma preferisco volontariamente non dargli troppo spazio per due motivi: perché a mio parere non sono stati così numerosi e perché ritengo più importante mettere in rilievo quanto di positivo è stato fatto in modo da sostenere maggiormente quel genere di comportamenti e relazioni.

Del resto, come già scritto sopra, certe dinamiche di comunicazione che sono presenti anche nell’istanza lo saranno probabilmente sempre e quindi anche un “social” che è Open Source, federato e alternativo non ne potrebbe mai essere automaticamente immune.

Proprio per queste ultime cose scritte io sconsiglierei anche di spendere troppe energie per cercare di risolvere alcuni di quelli che vengono spesso individuati come i “Problemi” (con la P maiuscola) perché sono problemi che esistono da quando esiste la Comunicazione Mediata da Computer e, se non sono stati risolti in più di 30 anni, ho fortissimi dubbi che vengano mai risolti. Sono invece sicurissimo che molto spesso i tentativi che vengono fatti per cercare di risolvere determinati problemi rischiano di diventare poi essi stessi un problema.

Per essere chiari mi riferisco in particolar modo, ma non esclusivamente, a cose come troll, policy e moderazione, gioia e delizia di tutti gli admin fin dalle origini. Non esistono e non possono esistere sistemi definitivi per eliminare i troll, non esistono policy perfette (ma nemmeno quasi perfette…) e la cosa migliore di solito è quella di indicare alcune “linee guida” che sono quelle che dovrebbero seguire i moderatori, le utenti e gli utenti. Sempre ricordando che ci sarebbe comunque – inevitabile e non eliminabile – l’approccio individuale che per fortuna ci differenzia dalla binarietà delle macchine.

Sempre proseguendo su questo tema concordo, come ho scritto sopra e come ricordato nel Comunicato, che certe “tensioni” non siano risolvibili ma piuttosto che svilupparle in senso costruttivo come è stato scritto io suggerirei di fare un lavoro di analisi alcune delle dinamiche di comunicazione ripetute e provare a valutare i loro effetti sulla comunicazione complessiva che si sviluppa sull’istanza. Forse, sottolineo forse, sarebbe possibile provare a “incentivare” alcune di quelle modalità comunicative che si ritiene abbiano degli effetti positivi a scapito di quelle che si ritiene abbiano effetti negativi.

Riguardo il dibattito sugli incontri virtuali io sono tra quelli che non li preferisce ma sono anche abbastanza con i piedi a terra da ritenere che – soprattutto in questo momento – un video incontro è sicuramente assai meglio che restare in attesa della prossima data nella quale potremmo abbracciarci davvero.

Riguardo al ruolo del collettivo mi trovo abbastanza d’accordo con quanto scritto nel Comunicato e quindi non ho molto da aggiungere, salvo il fatto che sono fermamente convinto che i problemi interni di un collettivo dovrebbero essere discussi al suo interno, salvo che le persone che lo compongono non decidano tutte altrimenti. Aggiungo e non lo vedo in contraddizione che la trasparenza nella comunicazione verso gli utenti è comunque tra gli obiettivi importanti da perseguire, tra quelli che distinguono un collettivo di compagne e compagni dallo staff di una azienda.

Mi fermo qui, per il momento.