All’inizio di questo anno l’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha pubblicato sul suo sito la DELIBERA N.333/25/CONS, un’Ordinanza con la quale l’Autorità italiana ha inflitto “Cloudflare”, una famosa azienda che fornisce servizi molto diffusi su Internet, una multa di 14 milioni e spiccioli di euro (più di 16 milioni di dollari). L’accusa è che l’Azienda abbia violato le norme anti-pirateria in vigore in Italia, in particolare il cosiddetto “Piracy Shield”, permettendo la diffusione di contenuti che violano le norme sul copyright. In particolare si tratta di consentito agli utenti italiani di accedere a siti che consentono la visione di eventi sportivi in diretta e/o che permettono di scaricare video di film e di serie tv.
Il CEO (Amministratore Delegato) di “Cloudflare”, scrivendo su un suo account sociale, ha raccontato della multa e ha dichiarato che considera quell’atto un tentativo di censurare Internet e che la sua Azienda potrebbe mettere in atto alcune azioni in risposta a questo provvedimento. Tra quelle possibili ci sono la cancellazione dei servizi di sicurezza informatica che dovrebbero essere forniti gratuitamente durante le prossime Olimpiadi invernali; la chiusura di tutti i servizi gratuiti forniti agli utenti italiani; lo spostamento in alti paesi dei server collocati fisicamente nella penisola e l’abbandono di tutti i progetti di futuri investimenti nel Paese.
Sempre nello stesso post ha lodato le note prese di posizione del Vice Presidente statunitense e quelle del padrone di “X” a favore della “libertà di parola” in Rete e contro alcuni Stati Europei e la UE che la minacciano ma si è detto comunque disposto a discutere con le autorità amministrative italiane a proposito della multa. Infine, sconfinando nel ridicolo, ha anche scritto che crede che l’Italia abbia, come tutti i Paesi, il diritto di emanare delle norme che regolino i contenuti delle reti all’interno dei suoi confini (sic!) ma che non ha invece quello di imporre le sue regole ad altri Stati.
Non sappiamo come andrà a finire questa faccenda, in questo momento c’è un ricorso dell’Azienda multata pendente al TAR, ma la notizia è una buona occasione per ribadire alcune cose che a volte diamo per scontate mentre forse non sempre lo sono.
Quando alcuni personaggi, che occupano posti di responsabilità a livello commerciale, fanno riferimento alla “libertà” di comunicazione e/o di espressione su Internet (ma non solo) non è detto che si riferiscano allo stesso concetto così come inteso dal resto delle persone. La loro “libertà” riguarda in primo luogo e, spesso, esclusivamente quella connessa alla possibilità di ottenere profitti sempre più alti per le loro Aziende nel settore della comunicazione elettronica. In questo senso qualsiasi norma tenda a limitare questa loro “libertà” viene additata come una sorta di censura persino quando si basa a sua volta su altre leggi. Nel caso di “Cloudflare”, accusato dall’AGCOM di favorire la violazione delle norme sul Copyright, è evidente la contraddizione tra la pubblica rivendicazione della “libertà” di Internet e il fatto che, sicuramente, la stessa Società si appellerebbe alla legislazione sul diritto d’autore, se ne avesse la necessità, per proteggere i suoi brevetti. In altri termini quando alcuni fanno riferimento al concetto di “libertà di espressione” o “libertà di comunicazione” intendono riferirsi principalmente al concetto di “libertà di impresa”. Nel settore in questione è da tempo in atto una vera e propria “guerra” tra le istituzioni dell’Unione Europea e i cosiddetti “Big player”, soprattutto statunitensi. Da una parte l’UE produce a getto continuo norme e regolamenti che riguardano il settore della comunicazione elettronica e che impattano principalmente sulle Aziende più grandi e dall’altra i costi che dovrebbero pagare queste ultime inciderebbe in modo anche significativo sui loro profitti.
I politici, da parte loro, quando si lamentano che in Europa o in Italia non c’è libertà di espressione intendono esclusivamente rivendicare questa libertà per la propaganda delle proprie idee mentre sono sempre pronti, attraverso tutti i potenti mezzi che hanno a loro disposizione, a bloccare e censurare tutte le voci che cantano fuori dal loro coro. Non a caso vengono fatte quasi sempre solo delle proposte di legge che vanno esattamente nella direzione opposta a quella delle libertà.
La nostra idea è invece completamente diversa dalle due precedenti e quando rivendichiamo la libertà di espressione e di comunicazione, su Internet e ovunque, intendiamo fare riferimento davvero quelle libertà e non ad altro.
Ma non siamo poi così ingenui e siamo consapevoli che, come è accaduto fino ad oggi su Internet, la proliferazione di Aziende che operano nel settore della comunicazione elettronica ha contribuito, almeno in un primo momento, a favorire l’ampliamento della libertà di espressione e di comunicazione come le intendiamo noi. Sappiamo però anche che la logica fondamentale del profitto anche se in alcuni casi può avere degli effetti collaterali positivi non è la nostra.
Pepsy
