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Articoli pubblicati da qualche parte su carta

Contro guida TV 1993

copertina Contro Guida TVNel secolo scorso perdevo troppo tempo a guardare le trasmissioni televisive. Una delle scuse era che mi hanno sempre interessato le tematiche legate alla comunicazione. Per provare a disintossicarmi da quella brutta abitudine ho anche scritto una piccola cosa nella quale parlo molto male della TV in generale.

Il piccolo opuscolo, stampato anonimo nel 1993, in 300-400 copie l’ho visto in vendita a 10 euro (sic!) su una storica piattaforma commerciale sul Web e quindi probabilmente giunto il momento (visto che la carta ha iniziato a ingiallire) di caricare un file qui sopra per chi fosse interessato a questo genere di “archeologia”.

Per fortuna tutti i difetti che ci sono nel testo sono andati, credo, in prescrizione ma – nel caso qualcun* legga questo testo – sarei davvero interessato a sapere cosa ne pensa.

Adesso guardo molto, ma molto meno televisione a causa di Internet…

Scarica ControGuidaTV_1993 in formato .pdf, il file e il suo contenuto non hanno copyright per gli usi non commerciali e a patto che si citi la fonte.

Numeri e opinioni

Il Ministero degli Interni, che pubblica le statistiche ufficiali riguardanti il numero e il tipo dei reati denunciati nel corso dell’anno precedente, ha anticipato questi dati fornendoli in esclusiva a un quotidiano.
Come sempre accade in questi casi la lettura dei numeri diventa immediatamente politica e quanto più sono dettagliate le tabelle tanto più è possibile privilegiare le interpretazioni a seconda delle idee che si hanno rispetto al fenomeno della “criminalità”. Un termine che
comprende al suo interno comportamenti che vanno dal triplice omicidio all’imbrattamento di un edificio pubblico, fatti diversi che vengono messi nello stesso calderone contribuendo al totale generale.
In attesa che vengano resi disponibili i dati ufficiali vediamo alcuni di quelli diffusi nelle anticipazioni.
I delitti denunciati nel corso del 2024 dalle forze dell’ordine all’Autorità Giudiziaria sono stati complessivamente 2.380.653. Nel corso di (quasi) venti anni il numero è passato da 2.771.490 del 2006 per poi aumentare fino a 2.892.155 (2013) e poi iniziare a diminuire fino a 1.900.624 (2019).
Osservando il suo andamento complessivo si può affermare che c’è stata una tendenziale diminuzione, anche tenendo conto dell’anomalia dei due anni di COVID. Bisogna sempre tener presente che questo numero è il totale delle denunce e non quello delle condanne che, per ovvie ragioni, è minore. Per cui anche se nel 2024 ci sono state l’1,7% di denunce in più rispetto al 2023 questo non è particolarmente significativo.
Anche senza prendere in considerazione questi numeri, è fin troppo facile constatare che la politica, e tutti i partiti, ritengono la “criminalità” un problema centrale se non addirittura quello principale.
Questo è dovuto, in alcuni casi, alla propensione storica di alcune formazioni politiche a propagandare e perseguire una linea basata su “legge e ordine” che costituisce una parte essenziale del loro patrimonio ideologico identitario. In altri casi ci sono partiti, convinti che occuparsi delle questioni della microcriminalità invece che del problema degli affitti sempre più cari paghi maggiormente in termini elettorali.
In soccorso a entrambe queste posizioni ci sono i dati disaggregati delle statistiche. Vale a dire i numeri che si riferiscono alle diverse fattispecie di reati oggetto di denuncia.
Ma, anche in questo caso, la lettura dei dati può essere fatta con diversi tipi di “occhiali”. Facciamo un esempio: nel 2024 le denunce per furto (tutti i tipi) sono aumentate del 3% rispetto al 2023 e hanno costituito il 44% sul totale delle denunce. Guardando però gli stessi dati con degli “occhiali” diversi si scopre che i furti (tutti i tipi) sono diminuiti nel 2024 del 33% rispetto al 2014. Lo stesso discorso vale anche per altri reati; numeri che possono assumere un aspetto preoccupante se guardati da troppo vicino e uno decisamente meno se osservati da lontano.
Un altro esempio lampante è il grande spazio che danno i mezzi di comunicazione di massa ad alcuni fatti di cronaca riguardante gli omicidi volontari, andando a ripescare anche avvenimenti molto distanti nel tempo. I dati confermano, da anni, che l’Italia è uno dei paesi con il numero minore di omicidi volontari in Europa (penultimo posto), un dato che diminuisce di anno in anno: nel decennio 2015-2024 gli omicidi sono passati da 475 a 319. Anche se si analizza il dato
distinguendo tra vittime di genere maschile e di genere femminile il risultato non cambia: nel primo caso si è passati da 330 a 206 e nel secondo da 145 a 113.
Ci sono naturalmente anche numeri che mostrano delle chiare tendenze all’aumento. Questo è il caso dell’incremento delle denunce a carico di persone in giovane età, anche minorenni e di stranieri, in entrambi i casi per reati “di strada” o connessi alle sostanze stupefacenti. E su questo ci sarebbe molto da ragionare e da scrivere.
La raccolta e l’elaborazione di questo genere di dati è sicuramente utile a chi vuole studiare il fenomeno della criminalità dal punto di vista sociologico e potrebbe anche servire, in una società che vorrebbe fare a meno del carcere, per provare a capire le motivazioni di chi commette un reato al fine di mettere in atto delle politiche di prevenzione. Invece viviamo in un sistema sociale nel quale questi dati servono quasi esclusivamente alla propaganda, a proporre
l’aumento del numero di agenti delle varie forze di polizia, la costruzione di nuove carceri e la richiesta di pene più severe. Ma si può fare anche di peggio, l’attuale Governo ha già introdotto, con il cosiddetto “Decreto Sicurezza” (DL 20/2025) 14 nuovi reati che, inevitabilmente, porteranno nei prossimi anni a un incremento delle denunce che finiranno poi per alimentare campagne di allarme sociale.
Da notare infine un piccolo rischio di “corto circuito”: da una parte i partiti al Governo hanno da sempre la tendenza a straparlare di aumento dei reati mentre dall’altra potrebbero, visto che sono al potere da tre anni, intestare alla propria politica nel settore della sicurezza i numeri complessivi che non sono poi così tragici. Siamo convinti che faranno entrambe le cose.
Non abbiamo dubbi.

Pubblicato su “Umanità Nova”, n.34 del 30/11/2025.

Vecchi errori

Ricopio qui sotto un articolo pubblicato sul settimanale anarchico Umanità Nova, n.2 del 22 gennaio 2006, Anno 86. Lo faccio per due ragioni: perché, contrariamente a quello che avevo scritto alla fine dell’articolo, anche se dopo anni, si è arrivati a conoscere la verità ma anche perché sono orgoglioso di aver partecipato, anche se con un piccolissimo contributo, a raccontare una storia che non andava dimenticata.

Morte “accidentale” di un ragazzo
Chi ha ucciso Federico?

Federico – un diciottenne di Ferrara – è morto la notte del 25 settembre 2005 ammanettato e circondato da poliziotti e carabinieri. Una fine classificata come “morte per droga”, nonostante sul suo corpo siano stati riscontrati diversi traumi che, sempre secondo la relazione degli agenti, sarebbero il risultato di atti di autolesionismo.

Una morte apparentemente come tante altre, corpi che cedono a sostanze avvelenate, vite che si concludono quasi sempre in solitudine e senza tanto rumore mediatico. Una storia che, solo all’inizio di quest’anno, è uscita dal silenzio grazie alla caparbietà di una madre che ha trovato la forza di raccontare su Internet i suoi dubbi sulla morte del figlio. La vicenda ha trovato uno spazio su Indymedia ed è diventata definitivamente “pubblica” la scorsa settimana quando, anche su diversi quotidiani, è riapparsa la notizia troppo frettolosamente “dimenticata” dai media.

Immediatamente vengono fuori le prime contraddizioni tra la versione “ufficiale” e quella di altri testimoni, come i sanitari che hanno constatato il decesso del ragazzo, e prontamente arrivano le dichiarazioni del PM che si occupa del caso, il quale ha affermato che le prime risultanze delle perizie portano ad “escludere la natura traumatica del decesso” (Adnkronos, 13/1/06), “che le contusioni e le ecchimosi rilevate sul corpo del giovane, così come la ferita lacero-contusa al cuoio capelluto, quale che ne fosse l’origine, non potevano avere di per sé cagionato la morte del ragazzo” (ibidem) e che “allo scroto è stata rilevata un’area di acchimotica di modestissime dimensioni” (ibidem).
Come dire che, anche se Federico fosse stato pestato a sangue dalla polizia, non è stata questa la causa determinante della sua morte e che tanto meno poteva morire per un “modesto” colpo ai testicoli.

Ancora più categorica la rappresentanza sindacale degli agenti: “Noi sappiamo già, avendone gli elementi, che la vicenda si concluderà con esito positivo e che l’inchiesta della magistratura metterà in luce che il decesso è avvenuto non per cause ricollegabili all’operato dei nostri colleghi.” (dichiarazione di un sindacalista del “Sindacato Autonomo di Polizia”, “Il Resto del Carlino, 13/1/06).
Come dire che, anche se Federico fosse stato pestato a morte dalla polizia, il risultato delle indagini scagionerà sicuramente i suoi assassini.

Questa storia è venuta fuori, quando si dicono le coincidenze, proprio mentre si stava scrivendo una nuova puntata della vicenda di Marcello Lonzi, il detenuto “trovato morto” nel carcere di Livorno nel luglio 2003. Anche in questo caso è stato principalmente grazie alla tenacia della madre (ma anche di gruppi di compagni) che si è arrivati davanti al tribunale di Genova con una controperizia medica che ribalta quella precedente, che archiviava la morte del giovane come dovuta ad un “malore” cardiaco.

Per il momento, le uniche certezze sono il fatto che il ragazzo aveva assunto qualche sostanza psicotropa e che è incappato, tornando a casa, in una pattuglia.

Difficilmente si saprà la verità su quanto accaduto, ma di una cosa siamo più che sicuri: se quella maledetta notte Federico avesse incontrato degli esseri umani capaci di gestire una situazione “difficile”, piuttosto che degli uomini in divisa, forse oggi sarebbe ancora vivo.

Pepsy