Non ho l’età

In Francia dal prossimo primo settembre sarà vietata l’iscrizione ai social ai minori di 15 anni, in Italia sono state presentate in Parlamento diverse proposte di Legge che vanno nella stessa direzione e prima o poi ne verrà approvata qualcuna.
Intanto, continuando sulla strada dell’introduzione di provvedimenti legislativi sempre indirizzati verso la repressione, il Consiglio dei Ministri italiano sta discutendo di una norma che prevede che siano imputabili penalmente anche le persone che hanno dai 14 ai 18 anni.
Se la politica avesse un senso, oltre a quello della brama di potere, qualcun* potrebbe notare che un* dannat* quattordicenne in un futuro non tanto lontano non potrà più perdere tempo sui social, perché non potrà più avere un account, ma potrà beccarsi una condanna anche pesante. Non abbastanza grande per un social ma abbastanza per la galera.
Evidentemente, per la classe politica, i social sono più pericolosi delle bande giovanili.
Sicuramente i social (al contrario del nome) non sono il massimo per l’educazione e la socializzazione delle persone in età di sviluppo. Ma questo perché sono, nella quasi totalità dei casi, gestiti da software costruiti per due principali scopi: raccogliere informazioni personali sulle persone che li frequentano e indirizzare i loro comportamenti verso la sottomissione alle regole del capitalismo e del mercato.