Non l’ho scritto io, giuro

A tempo perso gioco con la cosiddetta “Intelligenza Artificiale”, per rendermi conto di dove è arrivata, per vedere se riesco a “prenderla in giro”, per provare a usarla in modo creativo. Già ne ho scritto, per esempio,  qui, quo e qua

Questa volta ho provato a produrre un “articolo”, fornendo una serie di input davvero minimi. Il risultato, in inglese ma solo per la mia pigrizia, mi ha fatto venire in mente una serie di domande su alcuni pregiudizi che ho nei confronti di alcuni esperti commentatori.

Non l’ho scritto io, giuro

A coordinated air campaign by the United States and Israel strikes deep into Iranian territory—nuclear enrichment facilities, missile depots, and command centers. Tehran’s retaliation is swift and asymmetric: the Islamic Revolutionary Guard Corps immediately blocks the Strait of Hormuz. Hundreds of small mine-laying boats, swarm drones, and shore-based anti-ship missiles turn the world’s most vital oil chokepoint into a no-go zone.

The global economic shock is instantaneous. Oil prices cross $200 per barrel within 72 hours. Tanker insurance rates skyrocket. European and Asian economies, already fragile, lurch toward recession. American drivers pay $7 per gallon, and inflation—just tamed—roars back with a vengeance.

The US Navy faces an impossible dilemma. Forcing the strait means a high-risk naval war with Iran, potentially sinking American ships. Accepting the blockade means global economic collapse. Washington opts for a middle path: relentless airstrikes to clear the strait, while keeping carrier groups pinned in the Gulf for months on end.

That is exactly what Tehran wanted.

With American air and naval power fixed in the Middle East, Russian operatives activate across Europe. Undersea cables are cut in the North Sea. A major German rail hub suffers “accidental” sabotage. Thousands of migrants from Syria and Afghanistan appear at Finnish and Polish border posts. NATO countries beg Washington for intelligence, air defense, and cyber support that are already overcommitted.

Eight thousand miles away, China moves. Not with an invasion of Taiwan, but with a gray-zone blockade. Chinese warships inspect all vessels heading to the island. GPS signals over the Taiwan Strait are jammed. Beijing quietly sells a large portion of its US Treasury holdings, sending American borrowing costs soaring just as the Pentagon submits emergency supplementals for the Persian Gulf.

The United States is not losing a war. It is bleeding out across three theaters without a single declared enemy. Iran holds the strait. Russia nibbles at Europe. China tightens the noose around Taiwan and the US dollar. The air campaign that was supposed to be a quick, surgical strike becomes the opening move of a multi-year strangulation—with no victory in sight.

NB Ho già scritto che il testo sopra non è opera mia?

 

I tempi cambiano. Forse

In the Tarot the “Fool” is the only card of the 22 Major Arcana that is not numbered, on rare occasions it has been attributed the number zero. Its value is usually the lowest in the deck except in games that are based on the “Trump cards” in which it assumes the highest value ever.

Ancora alla fine del secolo scorso esisteva nel Codice Penale italiano un articolo (art. 297) che puniva “Chiunque nel territorio dello Stato offende l’onore o il prestigio del Capo di uno Stato estero” con “la reclusione da uno a tre anni”. Era uno dei tanti delitti ereditati direttamente dal regime fascista che evidentemente aveva paura anche delle barzellette che circolavano sui capi di stato stranieri.
Per la fortuna di tutti, anche se con estremo ritardo (l’abolizione risale al 1999), questo genere di offese non sono più punibili. Anche perché con tutto quello che, negli ultimi mesi, è stato detto e scritto sull’inquilino della Casa Bianca, i Tribunali sarebbero ormai paralizzati dai procedimenti giudiziari collegati a quel reato e le carceri più piene di quello che già sono.
Va comunque notato che, negli ultimi anni, non è la prima volta che personaggi pubblici che occupano posizioni di potere vengono sospettati di essere affetti da un qualche tipo di disturbo mentale più o meno grave. Per questa ragione, alcune delle cose scritte di seguito valgono non solo per la persona citata sopra.
La maggior parte di queste opinioni offensive, come è facile constatare, tende a sottolineare le condizioni psichiche di una persona che, senza fare necessariamente riferimento alle definizioni contenute nei trattati di psichiatria copiati a man bassa, viene considerata un “matto”.
Da notare che probabilmente è la prima volta che giudizi del genere vengono condivisi sia dai semi-analfabeti che popolano i “social” che dai fini intellettuali che riscaldano le poltrone delle TV.
Qualcuno però dovrebbe, prima o poi, anche rendersi conto che – tralasciando lo storico e più serio dibattito sulle “malattie mentali” – se davvero il Presidente degli USA avesse problemi di quel genere ne deriverebbero almeno due conseguenze principali, una delle quali però viene quasi poco o per nulla evidenziata.
La prima è che siamo tutti in pericolo, perché se una persona disturbata mentalmente gira nella Metropolitana impugnando un coltello i danni che potrebbe causare saranno limitati al suo raggio di azione e infinitamente minori di quelli che potrebbe provocare un Capo di Stato nel pieno dell’esercizio delle sue funzioni. Come dimostrano gli avvenimenti che stanno accadendo.
La seconda conseguenza è che, se le condizioni mentali del soggetto fossero davvero quelle che moltissime persone gli attribuiscono, saremmo davanti a qualcuno che è, come suol dirsi, “incapace di intendere” e quindi – per definizione – non colpevole per le sue azioni, per quanto terribili possano essere.
Per questo chiedersi se “ci è o ci fa” resta solo una classica battuta.
Lo sforzo delle persone appassionate che provano a etichettare la patologia (o le patologie) ascrivibili al Presidente degli USA diventa, in pratica, solo un tentativo di spiegare la ragione (o le ragioni) del suo bizzarro comportamento, cosa che serve davvero a poco. La questione reale, che prescinde da una diagnosi psichiatrica più o meno corretta, è la quantità di potere che oggi si può accentrare in una sola persona e l’esistenza o meno di meccanismi in grado di evitare che questo porti a disastri epocali.
Sembrerebbe quasi come se, in questo periodo storico, fossimo tornati ai tempi del cosiddetto “assolutismo” o, almeno, di una sua variante che potrebbe essere chiamata “assolutismo democratico”. Anche se la persona in oggetto fa continuamente riferimento a una divinità che – in qualche modo – sarebbe se non sopra almeno alle spalle delle proprie azioni. Una sorta di “diritto divino del XXI Secolo”, riveduto e corretto e, soprattutto, molto adatto a essere diffuso attraverso i mezzi di comunicazione di massa e con la complicità della cosiddetta “Intelligenza Artificiale”. Tralasciamo, sebbene affascinante, di riflettere sulle implicazioni collegate al possibile corto circuito che si verifica nel rapporto tra una supposta intelligenza e una persona che sembra averne un estremo bisogno.
Il diritto di vita e di morte che esercitano ancora oggi i potenti, sia in modo apparentemente soggettivo che tramite l’azione dei loro Governi è sotto gli occhi di chiunque sia in grado di ragionare con la propria testa. I colpevoli delle continue stragi di persone indifese non sono solo gli eserciti ma anche i politici che approvano provvedimenti che facilitano le morti in mare, che affamano intere popolazioni, che consentono agli algoritmi matematici di decidere chi può vivere e chi deve morire.
Al pari di tutte le altre persone, anche i “matti” non sono tutti uguali, un conto sono quelli che siedono ai vertici del potere, altri quelli che popolano le barzellette perché si credono Napoleone. I primi sono l’incarnazione di quanto di peggio possa produrre il genere umano, sono la dimostrazione che la distruzione del potere è un obiettivo essenziale se vogliamo provare a costruire una società migliore di quella nella quale stiamo vivendo. Sono la dimostrazione che non sono mai esistiti, che non esistono e che mai esisteranno poteri “buoni” come diceva il poeta.
Mettere sullo stesso piano il Presidente di una grande potenza mondiale e una persona che soffre di un disturbo della psiche è, lo scriviamo per ultimo ma lo mettiamo al primo posto, un’estrema forma di offesa verso chi di solito soffre e non è nemmeno in grado di difendersi. Vale a dire che è quasi sempre una vittima, mentre l’altro, “matto” o meno che sia è sicuramente un carnefice.

Pepsy

Materiale didattico

Se qualcun si fosse mai chiesto da dove le persone che hanno il potere tirino fuori le loro idee io ne ho una. Tratta dal mio archivio di giochi & passatempo.

Scatola del gioco da tavolo "Petrol war"

Nel caso qualcun avesse dei dubbi. ecco un ingrandimento del testo della presentazione del gioco.

Descrizione del gioco da tavolo "Petrol war"

Per completare una pagina tratta dal manuale di gioco con l’elenco del contenuto della scatola.

Pagina del manuale del gioco da tavolo "Petrol war"

E, la “chicca finale”, oltre che la ragione principale del mio acquisto, ovvero i segnalini in metallo pressofuso. Altro che i miserevoli carrarmatini di plastica del “Risiko”.

Per la cronaca, al gioco ho assegnato il voto di 2/10.

DISERTIAMO TUTTE LE GUERRE